Vivai a Pistoia, una tradizione antica


Sono oltre 1.400 i vivai a Pistoia che convivono e che lavorano, con un comitato presieduto da Francesco Mati, a capo anche di una storica azienda familiare tra le più importanti del settore.

I vivai si estendono tutt’intorno a Pistoia. Una cintura verde che circonda e abbraccia la città. Il vivaismo rappresenta 1/3 della produzione lorda vendibile dell’agricoltura toscana, con un fatturato che si attesta intorno a 500 milioni di euro l’anno.

Il 60% della produzione viene esportata in tutto il mondo: Europa, paesi del Medio-Oriente, paesi dell’ex Unione Sovietica e alcune spedizioni sono state fatte perfino in Giappone. Un comparto che conta 6 mila addetti che lavorano direttamente su 6 mila ettari di vivai. Considerando l’indotto si arriva a 10-12 mila impiegati.

La storia ci racconta che nel 1859 il giardiniere pistoiese, Antonio Bartolini, ricevette la richiesta, da parte dell’università di Firenze, con cui collaborava, di coltivare delle fioriture nei suoi terreni a orto situati nel centro di Pistoia. Questo perché all’epoca, si coltivavano piante da fiore per le ville storiche e l’università non riusciva a soddisfare tutte le richieste.

Le piante coltivate a Pistoia crebbero più belle di quelle coltivate a Firenze proprio perché qui c’è un ottimo clima, piove molto, c’è un terreno molto fertile per la presenza di argilla e c’è ricchezza di acqua.

Sono proprio queste caratteristiche – spiega a Ville&Casali il presidente Mati – che hanno permesso lo sviluppo, a Pistoia, del vivaismo a partire dall’Ottocento.”

La concentrazione di vivai è unica e anche la varietà di articoli è altissima, circa un migliaio di esemplari. Per la particolarità del clima qui si coltivano piante di alta montagna come il larice e piante mediterranee come il corbezzolo e il mirto.

Le piante che vengono coltivate a Pistoia permetterebbero la realizzazione di un migliaio di Central Park”, commenta Mati.

L’impatto ambientale dei vivai a PistoiaVivai a Pistoia

La realtà di Pistoia è molto interessante anche dal punto di vista dell’impatto ambientale. Il vivaismo ha un suo peso di sostenibilità. Ogni ettaro di vivaio in crescita assorbe in un anno 50 tonnellate di CO2, questo rende Pistoia una delle città europee con il più basso tasso di CO2 nell’atmosfera.

A Pistoia prevale un vivaismo a prevalenza ornamentale. In particolare c’è una grande tradizione dell’arte topiaria che permette, grazie a una tecnologia singolare, di dare qualsiasi tipo di forma alle piante. Si può realizzare di tutto: dal toro ai dinosauri, dalla carrozza di Cenerentola al modello in scala della McLaren, tutto è possibile.

Le altre tipologie di piante trattate sono quelle destinate ai parchi e ai giardini pubblici, con un’età che varia da uno a trenta, quaranta anni. Il compratore è per lo più un acquirente professionale, perché la maggior parte delle aziende pistoiesi vende all’ingrosso e quindi: giardinieri, rivenditori, architetti paesaggisti, imprese. All’estero le richieste arrivano soprattutto dai grandi studi di architettura del paesaggio.

Tra le particolarità, – ci racconta il presidente – un’azienda che produce rose dal 1800 e che ogni anno dedica una rosa a un personaggio della società che si è distinto per meriti: una delle ultime fu intitolata a Rita Levi Montalcini”.

Qui è nato il Nursery Park, il primo parco vivaistico d’Europa, opera di Vannucci Piante. Le piante invece di essere distribuite in filari come accade tradizionalmente nei vivai, sono disposte in maniera tale da essere visibili singolarmente.

 

 

 

A cura di ILARIA PROIETTI

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