Un’antica dimora di Palermo cambia pelle


La casa si trova nel cuore di Palermo, in Piazza Indipendenza, vicino a palazzo d’Orleans, sede del parlamento siciliano, e a due passi da Porta Nuova, eretta in onore di Carlo V dopo aver battuto i Turchi. Costruita nell’Ottocento, ma recentemente rivisitata attraverso un allestimento degli interni dallo studio di architettura Marcenò di Palermo, fa parte di uno dei palazzi nobiliari della città, in cui è possibile ancor oggi ammirare le maioliche palermitane e siciliane di quell’epoca e che nei secoli successivi avrebbero ispirato le cementine, di moda in Italia negli anni ’30 e ultimamente oggetto di una diffusa riscoperta non solo nel nostro Paese.

Le maioliche pur avendo un’origine egiziana, già nel decimo secolo si producevano anche a Palermo. Si tratta di un rivestimento usato per pavimenti che permette di decorare pareti e soffitti. Certamente condiziona l’arredamento di una casa. È questa la prima sfida che si è posta Giovanna Marcenò con i suoi collaboratori.

“L’appartamento già ristrutturato”, spiega l’architetto palermitano a Ville&Casali, “adesso doveva essere immaginato vivo, funzionale. Poiché, per citare Carlo Scarpa, non potevamo toccare nulla, ‘decidemmo di fare una nuova pelle, una fodera’”. “Subito fummo d’accordo nella individuazione dei colori”, aggiunge l’architetto. “Il bianco per la porzione di casa dove la ristrutturazione aveva inciso più profondamente, probabilmente in virtù di una visione più moderna e funzionale dell’abitazione; la riproposizione degli sfondi cromatici tipici della pittura locale a cavallo tra Ottocento e Novecento, che caratterizza le volte, per le stanze incontaminate sul prospetto principale. I colori scelti per gli arredi: il bianco ed il grigio declinato sia nei toni caldi che freddi”.

I pavimenti, praticamente intatti, realizzati in maiolica napoletana e siciliana, uniscono tradizione e valenza estetica e costituiscono dei veri ‘gioielli’. Modelli geometrici e decori diventati matrici delle successive e più diffuse e moderne cementine. Il parquet di olivo, utilizzato per le pavimentazioni delle nuove aree è stato scelto per il forte carattere decorativo. Il grande vano di ingresso conserva ancora la pavimentazione originale in maiolica decorata e gli affreschi della volta attribuiti a Salvatore Gregorietti, per le pareti è stato scelto il colore giallo crema chiaro. Il volume bianco del contenitore a misura, destinato a “guardaroba ospiti”, è una “quinta” dimensionata in modo da non alterare la percezione dell’intera volta affrescata e secondo un allineamento prospettico che dal “living conversazione” guarda verso l’ingresso.

Nel living spicca il lungo Mex Cube di Cassina rivestito in velluto grigio antracite, su richiesta degli architetti, posizionato appositamente sul lato lungo della parete per far godere agli ospiti la prospettiva che si conclude scenograficamente con la sospensione Hope di Luceplan. Le librerie sospese reiterano l’effetto cornice inquadrando “l’infilata” delle stanze che caratterizza la tipologia delle case d’epoca. Feltro bianco e panno grigio scuro per i petali rivolti verso l’alto per una chaise longue, la “antibodi” di Moroso, design Patricia Urquiola, nella versione “eccentrica e femminile”, un omaggio del padrone di casa alla moglie. Doppie tende in velluto rasato grigio di Keope e velo “soufflè” di Nya Nordiska su semplicissimi bastoni in acciaio spazzolato arredano le pareti. Una stanza di mezzo su cui confluiscono e si intrecciano i percorsi della zona giorno è dedicata alla lettura e alla tv. La camera da pranzo, conclude l’infilata di stanze con il disegno a misura della grande parete “boiserie”. Il grande tavolo Synapsis di Porro, disegnato da Jean-Marie Massaud, pare recuperare il disegno a fil di ferro della pavimentazione. Un tripudio di poltroncine Bloomy di Moroso, design Patricia Urquiola, in velluto azzurro, sta a testimoniare il piacere dei padroni di casa per la convivialità in compagnia di amici e familiari.

Total white per l’ambiente cucina in aperto contatto con l’area pranzo. Il bianco conferisce luminosità e una incontrastata spazialità a tutta l’ambientazione della cucina Kyton di Varenna su progetto di Scillufo Arredamenti. Gli sgabelli scelti nel colore giallo, predominante nel pavimento in maiolica, sono i Fjord di Moroso. Il gioco dei contenitori modulari già utilizzato per la boiserie dell’ambiente pranzo si rinnova con coerenza anche nella camera padronale. Il letto sospeso è il “Fluttua” di Lago, struttura in metallo verniciato e testiera in tessuto grigio scuro. Due “quadra” di Viabizzuno fanno da contrappunto alla lunga mensola porta oggetti situata dietro la testiera del letto. Il bagno padronale in pietra “new granada” utilizzata per il pavimento e il rivestimento ha suggerito accostamenti neutri e delicati e attentamente dosati.

La scala di accesso alla camera degli ospiti di colore bianco le ha conferito un senso di purezza assoluta. Bianco per la struttura a sbalzo e bianco per il rivestimento delle pedate dei gradini in marmo tecnico spazzolato illuminate da piccoli M1 di Viabizzuno incassati a parete. Una citazione a parte merita la quinta sospesa che delimita la scala, un elemento che divenuto da subito parte integrante della struttura a sbalzo ha il ruolo di conferire alla variazione dimensionale della lunghezza dei gradini (da cm 90 a cm 80) un’armoniosa compenetrazione tra le due porzioni di rampa. Insieme alla lunga pedana diventa “misura” dello spazio all’ingresso. La luce incassata nella porzione terminale sospesa ne proietta la dimensione virtuale a terra. Sul pianerottolo di arrivo al livello superiore i pannelli scorrevoli sono stati progettati secondo il principio progettuale che costantemente viene riproposto: il design dell’arredo fisso diviene una nuova pelle che può cambiare il valore spaziale e fisico delle cose, un vestito sartoriale su misura.

di Marcella Guidi foto di Fabio Gambini  

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