Storia incantata a Castelnuovo Berardenga


Quando ha il sole di fronte, al tramonto, diventa dorato. Il suo oro è la pietra locale, che la terra fornisce e la luce fa brillare di riflessi preziosi. A Castelnuovo Berardenga, ultimo baluardo della zona del Chianti Classico verso sud, nella valle dove scorrono sia l’Ambra sia l’Ombrone, a pochi km da tre grandi siti medioevali come Monastero d’Ombrone, Badia a Monastero e Castello di Montalto, a circa 20 km da Siena, sorge Poggio Olivo, uno splendido casale toscano, la cui storia risale perlomeno a fine ‘600 (esistono tracce documentate da una ricerca storica presso l’archivio di Stato di Siena).

Storicamente faceva parte dei beni ecclesiastici della Diocesi Aretina, in particolare dei Beni della Badia di Monastero d’Ombrone fino a fine ‘700, quando entrò a far parte delle proprietà delle famiglie Piccolomini prima, e Chigi Saracini poi. Tra boschetti di cipressi e querce, questo antico casale è rinato grazie alle cure, alla sensibilità, alla tenacia dei proprietari e alla competenza tecnica dell’architetto Marco Vidotto, che ha svolto un interessante lavoro di ristrutturazione durato due anni e mezzo. L’impostazione dei colori e dell’arredamento è stata data direttamente dai padroni di casa, appassionati di antiquariato e di restauro dei mobili.

Le tonalità scelte sono state quelle tipiche dei casali toscani: gialli caldi, rosa, con travi di castagno a vista e mattoni ai soffitti, cotto fatto a mano (acquistato a Castelviscardo) per i pavimenti. I colori delle pareti sono stati modulati in funzione della luce di ciascuna stanza, più chiari nelle stanze più buie, più carichi nelle zone più luminose. Gironzolando per mercatini d’antiquariato e depositi di materiali di recupero, i proprietari hanno reso questa casa di nuovo bella e funzionale.

Hanno poi aggiunto tracce del loro passato con mobili di famiglia, (armadi, cassettoni, specchi, lumi) e con la ricerca di oggetti nei mercatini e nei negozi di antiquariato a Firenze, Arezzo, Siena, fino ad arrivare all’Alto Adige. I tappeti provengono tutti dal suk di Marrakech, le stoffe dei divani e i copriletti sono per lo più lini grezzi, mentre i tavoli da pranzo sono stati fatti fare da un falegname in Belgio. La stessa proprietaria è poi intervenuta restaurando i vecchi portoncini che ora sono diventati delle testate per i letti e dei tavolini bassi per i salotti.

Ma la vera anima della casa è, come del resto è tipico nella maggior parte dei casali toscani, la cucina. Dotata di un grande camino e di un’affettatrice antica Berkel, comprende un piano di cottura in pietra serena e un tavolo molto ampio, utilizzato come piano di lavoro. Cucinare è, infatti, il principale hobby del padrone di casa che, inoltre, possiede in cantina, un’acetaia dove produce il proprio aceto di vino e dove presto sarà pronto anche l’aceto balsamico.

di Aldo Mazzolani
foto di Corrado Bonomo