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Stile cosmopolita a Certaldo

di Redazione Ville&Casali

Stile cosmopolita a Certaldo

Ci sono luoghi che portano impresse la propria storia e la propria cultura nel profilo stesso della loro morfologia geografica: la curva dell’orizzonte, la razionalizzazione degli ambienti naturali, l’assetto dei nuclei urbani, le tracce di antichi sistemi sociali, ciò che il tempo ha fatalisticamente scelto di preservare e ciò che resta solo nei testi storici. Lo è il Chianti fiorentino, in alcuni dei cui scorci non è difficile immaginare dieci giovani seduti in cerchio a raccontarsi storie per esorcizzare la peste, come li volle Giovanni Boccaccio nel Decameron, e come li dipinse, qualche secolo più tardi, il pittore vittoriano John William Waterhouse.

L’eco della storia è ovunque su queste colline che guardano all’antico borgo natale dello scrittore, Certaldo, e il genius loci non si presta a facili interpretazioni. Lo sa bene chi ha avuto la fortuna di ereditare un’importante residenza costruita a metà degli anni Ottanta, insieme all’arduo compito di intervenire su di essa per renderla un luogo piacevole in cui vivere (e magari, per inclinazione personale, non necessariamente aderente alla tradizione), come è capitato a una giovane coppia di imprenditori. Per il restyling si sono affidati all’interior decorator Antonio Lionetti che, attingendo a una formazione poliedrica e internazionale, ha creato un ambiente stilisticamente armonioso, con stanze calde e avvolgenti e atmosfere soffuse, che tuttavia non ricalcano i canoni imposti dal sostrato locale, creando un unicum stilistico perfettamente integrato nel contesto: “L’edificio, viste le sue peculiarità architettoniche”, spiega, “si prestava all’applicazione dei concetti stilistici della cosiddetta “scuola di Anversa”, una Nouvelle Vague dell’arredamento, mutuata dal gusto dello stilista Dries Van Noten e dell’interior designer Axel Vervoordt, entrambi nati in Belgio, che da circa dieci anni sta caratterizzando l’habitat internazionale con il suo equilibrio cromatico, il suo rigore formale, le sue atmosfere soffuse”.

Da qui la scelta del colore tortora per le pareti, il pavimento in listone di rovere naturale ossidato, impreziosito da un battiscopa importante in color avorio, come gli stucchi dei soffitti e tutti gli infissi che di questo stile riportano un’idea precisa, subito riconoscibile nella tavolozza dei colori che vanno dall’avorio al marrone. L’abitazione, di 500 mq, si articola in tre piani. Il piano terra, concepito come una sorta di divertissement, si articola in spazi diversi: il camino, una piccola Spa con elegante rivestimento in mosaico color bronzo intervallato da fasce a specchio che ne acuiscono la profondità e una sala per l’home theatre.

Ma l’espressione più rappresentativa dello stile cosmopolita, di cui parla Lionetti, si ha nella zona giorno, al primo piano, dove calibrati pezzi d’arredo, fanno da cornice al tavolo in mogano inglese della famiglia: le poltrone belga in pelle color testa di moro, le lampade su disegno dell’interior designer, i tendaggi in lino e cotone, rigorosamente in linea con i cromatismi della casa. Per sbocciare nella squisita accoglienza di un salottino incorniciato da lampade e stampe francesi di fine Ottocento, con poltrone gustaviane, anch’esse francesi, in tessuto a righe bianche e tortora, strette attorno a un pouf rettangolare in ciniglia trapuntata, in cui la morbidezza delle texture si impasta con quella delle tonalità delle pareti, tratteggiando un gruppo compiuto, di una grazia senza tempo e senza luogo.

In cucina capeggia un modello Lacanche, con i profili bianchi, in buona compagnia di altri elementi provenzali: una credenza a doppio corpo bianca, un originale lampadario in lamiera belga e un tavolo in legno nero ebanizzato con sedie in bambù, anch’esse nere. Stesso leitmotiv negli ambienti eufonici della zona notte, al secondo piano, in cui la presenza di elementi morbidi fa da controcanto ad oggetti dal rigore anglossassone e tessuti delicati, con leggeri motivi di vita agreste e complementi di gusto provenzale. Ma niente sconfina nel riferimento a contesti culturali precisi, tutto partecipa alla creazione di un tutto armonico, di un gusto super partes in cui il concetto di abitare è universale plaisire de vivre.

di Claudia Capperucci
foto di Corrado Bonomo

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