Ragusa Ibla: una terrazza da sogno


Per raggiungere la casa di Andrea Malatesta e Coralie Halard bisogna imboccare una stradina sterrata di alcuni chilometri lungo il torrente San Leonardo, che attraversa la valle che segna il confine orientale di Ragusa Ibla, per poi svoltare a destra e salire su un costone roccioso da cui si può ammirare, da una specie di anfiteatro, la maestosità della citta barocca siciliana, con il Duomo di San Giorgio, costruito nel 1734 dall’architetto di Noto Stefano Gagliardi.

Ragusa Ibla

Un rifugio unico in un panorama da sogno

Questo panorama ha incantato Coralie Halard, architetto parigino, fino a pochi anni fa responsabile della linea stilistica di Nobilis, un’azienda di tessuti nata nel 1928 e conosciuta in tutto il mondo, ed oggi diretta dal figlio Norman. La signora Coralie e Andrea Malatesta, fino a pochi anni fa responsabile per l’Italia della stessa azienda francese, hanno acquistato nel 2009 un immobile diroccato proprio nella valle Contrada San Leonardo, dopo una vacanza a Marina di Ragusa. Nel giro di un paio di anni l’hanno restaurata e trasformata in una casa di vacanza che abitano quando non vivono a Parigi.

Ragusa Ibla

L’antica principessa di Ragusa Ibla

La posizione della casa era pazzesca”, ricorda Andrea Malatesta, “e quando l’abbiamo vista per la prima volta, ne siamo rimasti folgorati. È stata però Coralie a capire le potenzialità di quel che era poco più di un rudere”. Oggi si presenta come una dimora di charme, con cinque camere da letto, un salone (ricavato dalla vecchia stalla) dalle ampie vetrate e da alte volte restaurate, una grande cucina (con una cantina attigua scavata nella roccia), un patio e una piscina circondata da ulivi. Da una panoramica terrazza, cui si accede dalla camera da letto padronale, si può ammirare lo skyline di Ragusa Ibla e il Duomo, con la cupola realizzata da Carmelo Cultraro nel 1820 ispirandosi al Pantheon di Parigi.

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Abitare immersi nel silenzio

Circa 8 mila metri quadri di terreno circondano questa casa di campagna, denominata Il Ficodindia, una pianta molto diffusa in Sicilia, che è possibile ammirare lungo la roccia nella quale è adagiato l’immobile.

Un nome che si ritrova in tutta la biancheria della casa. Questo “rifugio” siciliano della coppia italo francese affascina anche perché può vantare tre palme dattilifere all’ingresso della casa e tanti alberi da frutto, a cominciare dagli agrumi che segnano, come una piccola “conca d’oro”, l’ampio piazzale a forma di anfiteatro che accoglie il visitatore e che costituisce la prima terrazza per respirare la magia dell’antica città iblea.

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Nuova vita al rudere diroccato

“I lavori per riportare a nuova vita la casa diroccata, coordinati dal geometra Aldo Guastella”, spiega a Ville&Casali Andrea Malatesta, “hanno fornito un’identità storica al luogo poiché hanno riportato alla luce, grazie all’intuizione della figlia Veronica Guastella, una epigrafe con un’iscrizione antica, non ancora decifrata, risalente al VI secolo A.C. che la Soprintendenza di Ragusa ha prima condiviso la scoperta con l’università di Pisa per l’identificazione e poi custodito nel museo archeologico della città”.

“Ho cercato di realizzare”, aggiunge, l’architetto Coralie Halard che negli anni ha progettato e arredato numerose case a Parigi, in Normandia, Ibiza, Mègeve, Verbier, e in tante altre località, “una semplice casa per le vacanze, autenticamente siciliana”. È stata per esempio utilizzata sempre la pietra di Palazzolo Acreide e quella di Modica sia per i muri sia per i pavimenti e le scale, oppure la pietra pece, che è una roccia asfaltica color cioccolato tipica del Ragusano.

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Materiali locali e arredo internazionale

L’arredamento, invece, è più internazionale. Non solo oggetti siciliani, tutti trovati da Nuccia Modica nel suo negozio di Ragusa Le Officine di Leonardo o dall’antiquario di Scicli Giancarlo Rocciola a Palazzo Beneventano o le splendide cornici realizzate a mano dalla GDArt di Vittoria di Emanuele Gucciardello, ma anche oggetti che l’architetto Coralie ha comprato in fiere vintage, come il Mercante in fiera a Parma, o negli stand etnici di Maison&Objet a Parigi. Alcuni mobili sono disegnati dallo stesso architetto, come quelli della cucina o gli armadi della propria camera da letto. Non mancano, inoltre, pezzi di design, come una sedia di Paola Navone nel living, o la lampada Fortuny, dal nome del pittore, stilista e scenografo spagnolo che l’ha inventata più di un secolo fa. Altri oggetti sono locali, come le nasse comprate nel borgo marinaro di Marzamemi e trasformate in lampadari per illuminare il patio pergolato a fianco della cucina. “È una casa semplice”, si schernisce l’architetto francese, ma ricca di oggetti interessanti, dai dipinti di Vincenzo Nucci di Sciacca e di Giuseppe Colombo, uno dei pittori del gruppo di Scicli, e di Olivier de Bouchony, noto pittore francese, alle foto in bianco e nero di Giuseppe Leone, noto fotografo siciliano. Tutti i tessuti usati, come quelli di lino per le tende, o di cotone per i letti e le poltrone, disegnate dallo stesso architetto, sono di Nobilis.

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Vivere tra il colore e il silenzio

I proprietari e i loro ospiti, che alloggiano in camere dai cui colori prendono nome, possono trascorrere quindi ore ad apprezzare la provenienza dei singoli oggetti di arredamento se non si fanno attrarre dai numerosi libri a disposizione in ogni stanza. Il Ficodindia non è soltanto speciale per il panorama unico di cui gode, ma anche per il silenzio della campagna, che permette al padrone di casa di coltivare prodotti genuini con passione. A partire dalle olive che, nella tenuta di San Giacomo, a 700m di altezza, insieme a Giancarlo Rocciola e Emanuele Gucciardello gli hanno permesso di produrre un olio biologico denominato “Testamatta”. Un vero “nettare” che, insieme alle erbe aromatiche dell’orto attiguo alla casa, esaltano la bontà della cucina siciliana di cui Andrea e Coralie sono profondamente innamorati. “Una follia”, dice scherzando la signora Coralie, “come quella che abbiamo avuto nell’acquistare questa casa che in passato era stata usata come palmento”.

 

 

 

a cura di Enrico Morelli foto di Simone Aprile