Dimensione contemporanea


Nella ristrutturazione di una casa colonica nelle Crete Senesi, lo studio Poli Sgaravatti ha efficacemente conservato l’uso dei materiali locali e delle colture originali.

 

Il progetto riguarda il recupero, eseguito dallo studio Poli-Sgaravatti, di una delle tante case coloniche sparse nel territorio della campagna intorno a Siena, conosciuta e amata a livello internazionale come il paesaggio delle Crete senesi. Ognuna di esse, anche se costruita con una cultura agricola che usava materiali e tecniche del luogo, era un’opera originale e unica che supera l’aspetto funzionale per diventare un pezzo land-art. Era stata ormai abbandonata da tanto tempo dai suoi abitanti, quando nella metà degli anni ’90 è iniziato il lavoro di recupero. Il fascino dell’abbandono aveva accentuato l’eccezionalità del luogo in cui l’architettura costruita si fonde con lo spettacolo del verde, creando una visione straordinaria del paesaggio.

È stato in questo clima che gli architetti hanno cominciato a lavorare e progettare un recupero di questo spazio creato dalla giusta fusione tra esterno e interno. La casa ha la forma di un grande parallelepipedo, una struttura nuda, un ritmo fatto di pieni e di vuoti, con un cortile semicentrale che serviva da ingresso alle stalle, cantine, luoghi di lavoro, cucina con grande camino, pavimentati sia in cemento che in blocchi di pietra; al primo piano, le camere da letto e il fienile con le sue particolari aperture in mattoni sfalsati, chiamate “a salto di gatto”. E’ un’architettura che si inserisce nel contesto del verde che la circonda, in modo che tutto mantiene sia nell’uso dei materiali che nelle colture l’aspetto originale di un luogo di vita e di lavoro, pur cambiandone l’uso in una dimensione contemporanea. Un esempio è rappresentato dagli intonaci, sia interni che esterni che sono stati ritrovati e recuperati con l’asportazione completa dello scialbo formato da vari strati  di tempera e carbonato di calcio che occultavano la superficie originale.

Il grande giardino è stato costruito trasformando lo spazio agricolo che la circondava. Come prima scelta si è allontanata la strada vicinale che passava vicino alla casa e la divideva dai campi coltivati fino al ruscello e dalla porcilaia. Si è così creato uno spazio diviso dalle funzioni che le varie zone assumono: il parterre di fronte all’ingresso, il prato con la piscina, il frutteto, l’orto ecc. Le varie ‘stanze’ non sono separate da alte siepi, ma creano uno spazio unico che digrada nella vallata e riporta, senza soluzione di continuità, allo spazio agricolo. Intorno alla casa il disegno è più formale, in particolare davanti al nuovo ingresso, siepi di bosso formano spazi geometrici tipici del giardino all’italiana in un disegno sempre presente nelle ville toscane. Man mano che ci si allontana, il disegno diventa più libero e si adatta ai livelli delle colture agricole precedenti.

Nelle piantagioni si è scelto di conservare tutte le piante d’alto fusto esistenti integrandole con nuove piantagioni di specie cespugliose scelte nel repertorio della flora tipicamente locale. Questo ha creato un sistema articolato e organizzato ai vari livelli del terreno che erano stati costruiti dai contadini usando la tecnica dei muri a secco. La piscina è stata realizzata come una grande pozza di forma rettangolare, che si svolge lungo il lato a sud del cortile, con bordo a sfioro che fa da specchio alla parete del cortile stesso che si riflette formando un particolare gioco di luce. E’ stata creata una scala che dalla piscina entra attraverso un taglio nella parete direttamente al piano rialzato del cortile creando un rapporto diretto tra l’edificio e il paesaggio.

L'ARCHITETTO

LOCALIZZAZIONE DEL PROGETTO

OPERE E ARREDI