Raffinate gradazioni cromatiche in un giardino umbro


Frutto della rigida osservanza del genius loci e di una ricerca botanica incentrata su attenti criteri filologici, un giardino umbro, vicino a Todi, diventa prezioso distillato della natura locale in ogni sua forma e gradazione cromatica

Tutto ha inizio circa venti anni fa, con un trocco, un’antica mangiatoia avuta in dono dalla precendente proprietà del podere e una volpe molto socievole che non aveva paura degli uomini e si fermava a giocare con i bambini. Non c’era quasi nient’altro in questa porzione di natura incontaminata a pochi chilometri da Todi, nel cuore del Parco Fluviale del Tevere, quando gli attuali proprietari decisero di realizzare proprio qui e proprio per le caratteristiche appena elencate, il proprio rifugio di campagna chiamandolo “Casale Trocco della Volpe”. Si affaccia a Sud, con sguardo rivolto alle colline di Asproli e Porchiano, si vede chiaramente la cupola del Bramante, e ha un disegno semplice e ben bilanciato, equilibrio perfetto di fioriture, sempreverdi, lecci, querce e alberi da frutto che abbracciano mimetizzandolo un casale in pietra grigia di Izzalini.

“Siamo da sempre appassionati di verde e di arte”, spiega il proprietario, ex dirigente d’azienda romano d’adozione “è per questo che nel 1992, con mia moglie e i miei due figli, abbiamo deciso di costruire una casa in campagna, orientando spontaneamente la nostra scelta verso questa regione che riteniamo particolarmente affascinante e ricca dal punto di vista naturalistico”. Nel 1995 l’abitazione è pronta e il proprietario, dopo un colloquio con un paesaggista, decide di curare la sistemazione e il progetto dei 3.000 mq di parco tutt’intorno in autonomia, con la sola collaborazione del vivaio Bellucci & Stefanelli, di Todi: “Avevamo già un’idea chiara di come volevamo il giardino: un ambiente semplice, composto di piante autoctone, perché riteniamo che la coerenza generi armonia e la natura da queste parti non ha certo bisogno di essere integrata con elementi esotici”.

Anche la disposizione doveva essere quanto più semplice e naturale possibile: un disegno in grado di dar vita ad un giardino bello ma anche vivibile, in cui si alternassero zone d’ombra, aperture assolate e aiuole floreali e assolutamente fruibile da tutta la famiglia. Doveva poi inglobare sia il casale principale che quello secondario, presente nella proprietà, come se fossero, anch’essi, elementi naturali e non corpi estranei. Il giardino risulta realmente come una prosecuzione della residenza. “L’unica cosa che forse rivedrei, per motivi di gestione, è l’ampiezza, forse un po’ eccessiva”.

Il casale si trova in posizione abbastanza centrata nel perimetro rettangolare del parco, vi si accede attraverso una strada privata di circa 270 metri delimitato da alberi di querce e lecci. Tutto il perimetro della proprietà, invece, è caratterizzato dalla presenza di specie diverse: cespugli di ginestre e piracanta, alberi da frutto (meli, peri e cachi), sempreverdi: “I piracanta li abbiamo scelti per il movimento e l’impatto estetico che offrono le punte irregolari dei rami e poi, insieme alla ginestra, è una pianta molto resistente”.

La varietà diventa principio ispiratore nel cuore del progetto. Attorno al casale sono stati piantati alberi di alloro, una bellissima gestroemia dai fiori rossi, pini, un cedro e una spettacolare Deodara Pendula. Il colore, in questa sezione, è dettato dalla forsizia gialla e da alcune piante di rose su cui affaccia la veranda. Di fronte, un dislivello di 4 metri porta all’area piscina. Anche qui domina la varietà cromatica e floreale e i verdi cangianti del laurus ceraso, del gelso, dell’acacia e del tiglio fanno da contrasto al color ruggine del prunus. Il criterio filologico spiega anche la presenza di tre grandi pietre di risulta, vere sculture naturali, trovate in loco al momento della realizzazione del casale, come degli orci antichi e delle macine, simboli incontrastati della cultura locale.

Di Claudia Capperucci

Foto Corrado Bonomo