I Giardini di Marzo: Mogol apre un parco in onore della celebre canzone


La musica italiana è sempre stata attraversata da canzoni le cui parole regalano emozioni così profonde e sincere, da non rimanere impresse soltanto nella mente. Alcuni brani, infatti, sono diventati dei veri e propri simboli iconici per intere generazioni di persone, “I giardini di Marzo” ne è l’esempio per antonomasia. Scritta nel 1972 dal grande paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol, è stata affidata all’interpretazione compositiva di un cantante diventato una tra le colonne portanti della musica italiana: Lucio Battisti. L’amicizia tra i due artisti era iniziata già nel 1965, ma questo evento solidificò la forte alchimia e il magico legame, grazie al quale continuarono a lavorare insieme fino agli anni Ottanta.

giardini di marzo

I Giardini di Marzo, oggi, non sono più soltanto il titolo di una splendida canzone. Il 2 aprile scorso, infatti, è stato inaugurato dallo stesso Mogol uno spazio che desse davvero corpo e anima al brano. Un luogo fisico, dunque, una realtà palpabile, in grado di trasmettere emozioni e che racchiude in sé un prezioso e vivido ricordo. L’autore confessa che l’iniziativa è partita in principio dalla moglie, ma da quell’idea si è arrivati ad aprire le porte dell’associazione no profit CET (Centro Europeo Toscolano) fondato venticinque anni fa proprio da Mogol. Il Centro si trova ad Avigliano umbro e dedica una parte del terreno a questo commuovente regalo, che si estende proprio in corrispondenza della già esistente “Sala Battisti”. In questo posto viene offerta la possibilità di affinare le proprie capacità artistiche con periodici stage di formazione. Le lezioni vengono curate dallo stesso Mogol e da cantanti come Umberto Tozzi e Biagio Antonacci.

mogol

Vivai e architetti all’opera per ricreare “i giardini di marzo” perfetti, come se li immaginavano Battisti e il suo fidato collega e amico Giulio Rapetti, il quale ha richiesto che davvero questi spazi si tingano di nuovi colori, nella primissima primavera.  Sono stati piantati, dunque, perlopiù ciliegi, in particolare:

  • prunus cerasifera;
  • prunus yedoensis;
  • prunus serratula (ciliegio giapponese).

Ognuno di questi tipi di ciliegio differisce per il colore e per il portamento; al loro fianco, inoltre, sono stati aggiunti due meli da fiore, donati da un’associazione che si propone di difendere e salvaguardare la natura. Per quanto riguarda la struttura del giardino e la cura dello stesso sono stati coinvolti due importanti società umbre, che si sono dette soddisfatte ed estremamente orgogliose di aver potuto prendere parte a un progetto dal valore inestimabile.

La sensazione che si percepisce passeggiando in questo giardino è di sicurezza e serenità, una sorta di rifugio in cui mettersi al riparo e un coloratissimo gioiello naturale incastonato nel bel mezzo di un verde ancora più grande, quello del paesaggio umbro.

Per I Giardini di Marzo sono stati scelti dal progettista elementi materici che determinano lievi giochi di contrasti cromatici, come ad esempio il tappeto di corteccia di pino che viene interrotto da uno scampolo d’erba a forma di foglia di quercia. L’unica componente invariabile nel tempo è il blocco di travertino che reca nella parte superiore l’incisione del titolo della canzone.

Musica e natura, temi così cari a Mogol, oggi si fondono insieme nei meravigliosi Giardini di Marzo, in grado di suggestionare ed emozionare come quando si ascolta la canzone da cui tutto ha avuto inizio.