Mille rose umbre nel giardino di Rita Oliva


Tra le solitarie montagne e la popolata vallata si inserisce il giardino di Rita Oliva che emoziona per i colori delle varietà di piante presenti, soprattutto rose, che si stagliano tra gli ulivi.

Si può fotografare il giardino di una collezionista di rose a luglio, quando il sole picchia forte e i canti delle fioriture si sono ormai spenti da un pezzo? Si, se la proprietaria risponde al nome di Rita Oliva. “Facile essere belli a vent’anni! Il giardino non fa eccezione alla regola. In maggio son tutti meravigliosi”. Con queste parole Rita ha accettato di incontrarci e ha aperto le porte della sua dimora, una residenza chiara e serena, che sembra appartenere da sempre al territorio.

Siamo nella parte più alta di Piedimonte, un luogo sassoso aggrappato alla montagna che domina la città di Terni. Il viale d’ingresso è segnato da una lunga siepe di Pyracantha, interrotta a metà da una sinuosa scala di legno che scende nella parte più bassa del giardino; alle spalle, sei grandi arcate di rose incorniciano un paesaggio dolce e aspro al tempo stesso. Una distesa di ulivi, il cui argento si ‘accorda al cielo e al cosmo’.

Ci troviamo in uno spazio ampio, raccolto, in cui le rose dominano su tutto. Una fila allineata di bossi a sfera, prima piccoli, poi sempre più grandi, segnano il percorso e invitano a procedere fino alla panchina di ghisa. Le rose salgono e scendono su alberi da frutto, ulivi e pergole come note di un pentagramma. Lo spazio perimetrale è un insieme di arbusti di rose, graminacee, sfere di Cistus, Rosmarini prostrati, Euphorbie, poi ancora rose che ritmano lo spazio creando onde morbide e infinite gradazioni di colore. Dal rosso cupo all’oro misterioso dei “Miscanthus sinesis”.

Un piccolo cancello di legno, incorniciato da due noisettes sempre in fiore (la bianca “Jeanne d’Arc” e “Reve d’Or”, giallo ambra), si apre come un sipario verso la parte più alta del giardino dove trionfano le rose di grandi dimensioni. Ed ecco che ci appare maestoso uno dei primi esemplari di cui Rita ci ha appena parlato: “Montecito”. Una varietà di Rosa gigantea che sembra voler proteggere il territorio. Subito dopo un “albero” di “R. banksia”, la nostrana “Purezza”.

I fiori sono ormai passati ma lo spettacolo è ancora superbo. E resterà così, preziosamente intatto per tutto l’inverno fino allo schiudersi dei primi boccioli primaverili. Saliamo ancora fra cespugli di salvie, spiree, aceri rossi e ancora graminacee dorate (comeCarex muskingumensis). Ancora rose naturalmente. Cespugli grandi e medi di varietà bourbon, come “La Reine Victoria”, color porcellana, e una forma a palloncino che ricorda le crinoline dell’epoca. Rose, arbusti e tutto il resto, delimitato da romantici intrecci di nocciolo.

Le rose sono sempre lasciate libere di andare dove e come vogliono senza costrizioni. “Sono circa un migliaio”, precisa Rita, “e la collezione abbraccia tutte le varietà dalla “Duchesse d’Angouleme, una rosa Gallica con petali rosa carnicino, alla “Baltimore Belle”, un ibrido di rosa Setigera dalla lunga fioritura, alle misteriose rose delle Bermuda, come “Bermuda Kathleen”, un cespuglio alto e variopinto.

Non possiamo poi dimenticare le “mansuiniane” Letizia Bianca e Generosa che, per la loro grazia, si meritano l’appellativo di ‘gioielli da regina’, né la “stellata mirifica”, una rosa molto rara dotata di magnifiche corolle. Il lungo tunnel di uva e rose ci invita ancora a sostare beatamente in questo luogo incantato che sembra mettere in pace l’eterna disputa fra giardino naturale e costruito.

Testo di Sara Lucci (riproduzione vietata)

Foto Di Corrado Bonomo