Una nuova funzionalità a Piacenza


E’  difficile pensare che poco più di duecento anni fa, in queste stanze ampie e luminose, dal carattere moderno e razionale sia vissuto il Cardinale Alberoni, una delle figure clericali più conosciute del XVII secolo, soprattutto nella Piacenza neoclassica. Cardinale italiano al servizio di Filippo V di Spagna, Giulio Alberoni trascorse gli ultimi anni della sua vita proprio nel capoluogo di provincia dell’Emilia-Romagna dove, oltre ad occuparsi delle questioni clericali, si dice che amasse molto cucinare.

Aneddoti a parte, verso il 1870 il palazzo tardo settecentesco, situato nel centro storico di Piacenza, fu acquistato da una famiglia che l’ha tramandato, di generazione in generazione, fino agli attuali proprietari. Il primo piano padronale in cui vivono attualmente è stato di recente ristrutturato dagli architetti Silvia Blesi e Simone Subitoni che, in accordo con le esigenze e il gusto di tutti i componenti, hanno dato vita ad un’abitazione molto omogenea e armoniosa, dal carattere sobrio, con prevalenza di tonalità chiare e superfici pulite e levigate che, solo in alcuni punti rivela, come una sorpresa inaspettata, gli affreschi tardo settecenteschi, probabilmente voluti dal cardinale stesso e il bellissimo soffitto a cassettoni tipico dell’epoca.

“Negli anni Cinquanta del Novecento, i soffitti erano stati coperti”, spiega la proprietaria, “e gli architetti hanno deciso di riportare alla luce la bellezza dei cassettoni originali, ottenendo, così, anche un ampliamento del volume di altezza”. Una scelta filologica che, di certo, non contrasta con quella dei pavimenti in legno e degli intonaci a calce. L’abitazione, con queste basi, acquista un carattere organico che ben si sposa con le esigenze della proprietaria di vivere in un contesto che sia prima di tutto funzionale e accogliente. “Quando abbiamo ristrutturato l’abitazione”, spiega, “uno dei primi requisiti richiesti è stato quello di avere ambienti pratici e funzionali, con anche qualche locale di servizio per garantire l’ordine. Non volevo vivere in una casa di rappresentanza. Volevo una cucina ampia e ariosa, in cui accogliere gli amici e fare cene. Ma non amo neanche gli ambienti troppo freddi ed essenziali. Con gli architetti abbiamo trovato il giusto compromesso”. E si può dire che, buona parte di questo “compromesso”, sia stata affidata proprio al ruolo del design, di cui la proprietaria è una grande appassionata.

Ogni ambiente, infatti è allestito con pochi ma significativi elementi: dal mobile basso in frassino sbiancato che delimita il salone ed è ripreso anche nell’ingresso (disegnato dagli architetti Blesi e Subitoni), ai divani bianchi di Living Divani, firmati Piero Lissoni, passando per le due librerie all’ingresso, le Ptolomeo, di Opinion Ciatti, fino alle sedute di Paola Lenti e alle inconfondibili CH24 di Carl Hansen, tutto all’interno della zona giorno parla il linguaggio del design. Must insuperabile di questo codice, la cucina ad isola di Boffi, con superficie in betulla termotrattata che, con l’affresco settecentesco sovrastante, crea un contrasto di grande impatto estetico.

Una grande passione quella della proprietaria per il design che si riflette sulla scelta degli elementi per l’illuminazione: Flos, Viabizzuno e Davide Groppi. “Davide Groppi è un amico degli architetti”, continua la padrona di casa, “e quando la ristrutturazione era in corso è venuto personalmente a fare un sopralluogo e vedere quali elementi erano più idonei”. Sue sono la giunonica lampada a sospensione Moon della cucina, come anche le piantane incrociate del salone, le Sampei.

Un altro ambiente che sicuramente denota la personalità semplice e raffinata di questa famiglia è la sala da pranzo, composta principalmente dal tavolo 25 di Desalto (il tavolo più sottile che esista in commercio), con piano in Corian, appunto di 25 mm di spessore e rinforzato con un’anima in alluminio, e dalle sedie CH24 di Carl Hansen: “È la stanza che prediligo”, confessa la proprietaria, “per la forma a botte e il carattere monacale che mi trasmette tanta emozione”. Lo stesso spirito appartiene anche alla zona notte, divisa tra due piani. La camera padronale, allo stesso piano della zona giorno, presenta semplicemente il letto, con rivestimento in tessuto bianco e una poltrona coordinata di Gervasoni. È l’antitesi dell’ostentazione e suggerisce un’idea di misura e compostezza in tutte le attività della vita quotidiana. Un guscio puro, per accogliere il concentrato di emozioni che la vita ci offre. Alle pareti alcune opere della Galleria Marcorossi arte contemporanea di Pietrasanta, nata nel 2010 e con sede anche a Milano e Verona. È un’arte contemporanea che parla anch’essa di semplicità intesa come ritorno alle origini, come quella del pittore africano, di provenienza spagnola Sergi Barnils, le cui opere si fanno portavoci di una nuova lettura dello spazio e del tempo, “una sorta di eterno ritorno”, come l’ha definita Sandro Parmiggiani.

di Claudia Capperucci
Foto di Dario Fusaro