Musica d’epoca


Oggi la fruizione della musica dipende da oggetti di piccole dimensioni, tascabili, che hanno molteplici funzioni, ma hanno perso il fascino antico dei vecchi registratori, prodotti da grandi aziende italiane come la Magnetofoni Castelli o la Magneti Marelli. Il Geloso e il Gelosino hanno segnato un’epoca, negli anni ’60 ne sono stati venduti oltre 400 mila e tutti almeno una volta ne hanno toccato e usato uno.

Quel mondo, che sembra scomparso in realtà non lo è: basta chiedere il prezzo di un buon “Gelosino” in uno stand a MercanteinFiera a Parma, con microfono a filo annesso, bobine inserite sui perni rotanti e i pulsanti colorati in bachelite in perfetto stato, per sentirsi rispondere che costa 200 euro. Una cifra che, rapportata alle lire dell’epoca, significa pagarlo come nuovo negli anni ’60. Certo, il collezionismo non conosce barriere economiche e si può essere disposti a tutto pur di entrare in possesso di un oggetto che ha fascino da vendere. Ma la moda del “Geloso” (modello appena più grande e robusto) e del “Gelosino”, che tutti gli over 50 hanno visto e toccato almeno una volta nella vita è qualcosa che supera la logica del momento, quando tutti, proprio tutti, non sanno più staccarsi dall’iPad o dal cellulare, e ascoltano la musica con le cuffiette.

Vedere il nastro che scorre lentamente sulle testine, sentire il “clack” del pulsante “Ascolto” spinto a forza dall’indice della mano, prendere in mano un piccolo microfono come dice una nota pubblicità, non ha prezzo. O meglio, può non averne se l’attrazione è forte e non si riesce a staccare gli occhi dall’oggetto del desiderio.

D’altronde avere tra le mani un magnetofono significa disporre di un oggetto che funziona a casa oppure all’aperto, grazie a una “carica” di energia fornita da 4 o 6 pile da 1,5 Volt formato “torcia”, garantendo una versatilità di utilizzo davvero straordinaria per quegli anni.

E poi si tratta di oggetti talmente belli che ancora oggi fanno la loro figura come soprammobili nel salone domestico o nello studio.

 

Di Paolo De Petris

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