Scopriamo il Modernariato


Scavando nelle cantine dei nonni potremmo trovare un tesoro, racchiuso in quell’oggettistica, quell’arredamento definiti Modernariato. Ora estremamente di moda, tanto di trovarlo non solo nelle case, ma anche nei locali pubblici, nei negozi, negli uffici.

Il Modernariato non è l’antiquariato, se ne discosta per l’epoca a cui risale. Parliamo degli anni che vanno dagli anni ’30 agli anni ’80, periodo in cui nacque e si affermò l’industrial design, quando alla portata di tutti c’era l’innovazione, grazie al boom economico e ai cambiamenti sociali in atto. In Italia uno dei maggiori esponenti fu l’architetto-artista-designer Gio’ Ponti che progettò le ceramiche per la Richard Ginori, i mobili per la casa per la Rinascente e le lampade e gli arredi per Fontana Arte.

Riconoscere il Modernariato

La prima cosa da fare per capire se ci troviamo di fronte a in pezzo di Modernariato è sapere in che anno è stata prodotta. Fatto ciò dobbiamo osservarlo. Il modernariato ha linee pulite, forme morbide impiega materiali naturali (legno, lino, teak, pelle) accostati a metallo, plastica, compensato sagomato. I colori vanno dai pastelli neutri dei mobili, ai colori accesi dell’oggettistica.

Oggi fra i pezzi più ambiti ci sono quelli degli anni ’50, quando c’è un netto distacco rispetto all’antiquariato e si afferma definitivamente l’industrial design. In particolare i mobili color pastello di quest’epoca, dalle forme lineari e semplici, sono richiestissimi.

Generalmente quando si parla di modernariato ci si riferisce al mobilio e ai complementi di arredo, ma anche gli elettrodomestici hanno un fascino da non sottovalutare, tanto che grandi brand ne hanno ripreso le linee estetiche per adattarle a collezioni moderne e tecnologiche.

Il valore di mercato di un pezzo di modernariato è variabile, dipende dallo stato di conservazione, dalla rarità e dal fatto che sia o meno firmato.