Le lampade di Karim Rashid per FontanaArte


Fonti luminose e corpi ridotti per un design minimal, ma molto funzionale. Sono le peculiarità delle lampade a Led Apex, Klinix e Flex, progettate per FontanaArte da Karim Rashid, ormai leggenda internazionale indiscussa nel settore del design. Rashid collabora infatti con più di 35 Paesi, traendo ispirazione per le proprie opere, da progresso e tecnologia.

Nel settore dell’illuminazione, l’innovazione è intrinsecamente legata all’avvento del Led, il dispositivo meno impattante a livello ambientale e dunque più affine alle tematiche del risparmio energetico, grazie alle capacità dei materiali semiconduttori utilizzati.

Il led per l’illuminazione di design

Karim Rashid lampadeFontanaArte è un marchio storico e Karim ha voluto offrire il suo contributo, progettando degli oggetti che potrebbero migliorare le nostre vite sia da un punto di vista estetico che sensoriale. Lo stile di Apex, Klinix e Flex è inconfondibile: la luce è integrata con il resto dell’ambiente, proprio come l’illuminazione naturale. La fonte luminosa smette di essere un corpo voluminoso ed ingombrante, per occupare invece una percentuale minima dello spazio. Il trucco c’è ma non si vede!

Creare lampade con sorgente luminosa a led è diventato un imperativo per le più note aziende di design, che oltre ad assecondare una tendenza, iniziano a proporre di illuminare gli ambienti in modo sano, evitando il dispendio energetico. La nuova luce però ,non andrà a sostituire integralmente quella generata dalle altre fonti esistenti, ma sarà complementare.

Informazione estetica

Karim Rashid lampade

Karim Rashid

Secondo il noto designer, gli oggetti, in particolar modo gli strumenti di illuminazione, devono essere ispirati quanto più possibile alla natura e al mondo in cui viviamo. Per l’esperto d’interni questo significa che oltre a ricercare originalità e pragmatismo, sia fondamentale raggiungere una forma estetica in grado innanzitutto di informare. Per la prima volta anche il design punta all’informazione:

“fare design non è solo un atto creativo, ma anche sociale e politico”