Design danese: contemporaneo dalle radici antiche


I nuovi esponenti del design danese sono giovani e lavorano per alcuni dei più importanti brand internazionali, ma il design danese ha radici molto antiche e non si sbaglia dicendo che è stato uno dei filoni antesignani dello stile contemporaneo europeo (basta solo pensare a nomi come Arne Jacobsen, Hans Wegner e Børge Mogensen).Nell’Europa della Seconda Guerra Mondiale, i designer vengono educati presso il Department of Forniture (chiamato anche Klint School”, dal suo fondatore) della Royal Danish Academy of Fine Arts di Copenhagen, dove Kaare Klint insegna ai suoi giovani creativi i primi rudimenti del funzionalismo danese.

I lavori si distinguono fin da subito per la loro marcata personalità, quello spirito della pulizia e della semplicità che diventa poetico, quasi commovente. E poi il concetto di funzionalità, che incoraggiava la ricerca di oggetti utili e accessibili a tutti, pensati per migliorare la qualità di vita di ogni classe sociale.

Oggi, i risultati di questo capitale culturale sono sotto gli occhi di tutti, nei lavori della vivace comunità di progettisti che ha saputo raccogliere i principi della tradizione, trasformandoli in materia viva e attuale. Pulizia formale ed inventiva della quotidianità si sposano ad un approccio ironico alla vita che utilizza il colore come materia prima e bizzarre quanto originali associazioni di idee. Per confermare, come diceva Klint che gli arredi non hanno bisogno di esprimere interesse senza gusto, né di essere straordinari, piuttosto di essere dei “tipi”.

Per il marchio Lightyears ha disegnato per anni Jørn Utzon (1918 – 2008), meglio conosciuto per il progetto della Sydney Opera House. Utzon è forse il più noto architetto danese di tutti i tempi. formatosi anche lui alla Danish Royal Academy of fine arts, agli inizi degli anni ’40 dello scorso secolo, ha prestato la sua opera presso numerosi studi di architettura, tra i quali il più noto è senza dubbio quello di Alvar Aalto, a Helsinki. i suoi lavori individuano un chiaro parallelismo tra la musica e la luce, entrambe cruciali per la percezione emotiva. Nelle opere per il marchio Lightyears, è resa esplicita la sua filosofia che fa dipendere l’atmosfera di un luogo dall’elemento illuminante.

Più di recente, sempre per Lightyears, lavora la creativa Cecilia Manz: “Il design non dovrebbe mai richiamare più attenzione della luce stessa”, spiega Cecilie Manz, nata in Danimarca nel 1972. La sua filosofia del “tutto è possibile” riesce a conciliare il concettualismo, con la naturale propensione della cultura danese per i materiali forti e resistenti e con il savoir fair. Grande appassionata di pittura, generalmente dedica le sue opere ai grandi artisti di tutti i tempi, è il caso di Caravaggio, la lampada disegnata nel 2005 per Lightyears.

La sua ultima creazione per il marchio danese si chiama, invece, Mingus, ed è un pezzo fatto a mano in alluminio e laccato in sei colori diversi. Nel 2008 è nata Brancusi, sempre per Lightyears, un oggetto dalle morbide forme organiche che si riflettono, la cui ombra, impressa sulle pareti della stanza, crea un piacevole senso di armonia ed equilibrio. E con un piccolo esercizio di memoria si può dire che essa ricordi i sassi levigati di un fiume. In parallelo ai suoi progetti nell’ambito dell’industrial design, per diverse aziende, Cecilie Manz svolge anche attività sperimentale di studio e ricerca, sempre nel campo del design, che si concretizza nella realizzazione di concept.

Altri interpreti del design danese contemporaneo sono i rappresentanti dello studio Made by Makers. Curiosità, passione sfrenata per il design e sostenibilità sono i principi ispiratori del loro lavoro. Tra i suoi “committenti” lo studio annovera anche Normann Copenhagen, il marchio ha prodotto i divertenti tea egg, infusori da tea in silicone colorato pratici e facili da pulire. “Tea egg ha preso vita durante un gruppo di lavoro in cui erano protagonisti normali oggetti casalinghi per sperimentare nuove forme e materiali che ottimizzassero il loro utilizzo”, spiegano i creativi. “La forma supporta l’uso, palesemente evidente, e il materiale, invece, rappresenta una sorpresa per i sensi”.

Un altro storico marchio del design danese è poi Royal Copenhagen, icona dell’alta manifattura ceramica. Royal Copenhagen è uno dei marchi storici dell’industria danese. E’ stato fondato nel 1775 e negli anni ha saputo rappresentare l’anima della tavola e del complemento in genere nei più diversi stili, da quello classico al design, pur restando fedele alla lavorazione artigianale di ogni pezzo e all’attenta selezione dei materiali.

E da citare è anche Danish Crafts, entità fondata dal Danish Ministry of Culture e impostata sulla rigorosa manifattura delle collezioni. La direzione creativa è di Rasmus Koch Studio e la Danish Crafts’ collection CC16, di cui fanno parte anche il portariviste VEGA Magazine Rack, by Foxi potato e i vasi Owow per un solo fiore, by Marion Fortat, si compone di 23 marchi, ideati e disegnati da altrettanti creativi. Una realtà variegata e multiforme che rappresenta una vetrina provilegiata dell’attuale design danese e nordico.