Anima gotica a Chiusi


Una struttura in stile germanico antico e un ordine interno frutto della commistione di culture diverse: ecco come una decoratrice tedesca ha creato la sua personale idea di country

La storia è sempre sbagliata, diceva Horace Walpole, quarto conte di Orford, nonché iniziatore del romanzo gotico. E così si mise a scrivere novelle di finzione, ambientate in castelli bui, chiese e monasteri, dominio di fantasmi e figure soprannaturali. Ci tornano in mente oltrepassando il cancello di questa residenza nella campagna vicino a Chiusi, una villetta di fine Ottocento decisamente insolita per questo contesto, una facciata che ricorda quasi quella di una chiesa, con la navata centrale, le finestre a guglia e una più piccola apertura centrale a cerchio che fa pensare ad un rosone.

Non sappiamo se qualche componente della famiglia Ottieri, che la fece costruire oltre un secolo fa, fosse appassionato di letteratura gotica, senza dubbio amava il genere. Ma se l’esterno non lascia adito a dubbi sullo stile cui la residenza si ispira, entrando ci troviamo di fronte ad un curioso esperimento manieristico che ha permesso di integrare modelli e culture diverse attraverso un arredo e una decorazione che spaziano dall’Oriente all’Occidente in totale disinvoltura e presentando un’inedita quanto singolare interpretazione del country toscano.

L’autrice è la stessa proprietaria, l’interior decorator tedesca Astrid Schiller Wirth, conquistata dall’abitazione fin dal primo giorno che la vide: “Quando si aprì il cancello”, spiega, “mi sentii come Alice nel paese delle meraviglie. I precedenti proprietari l’avevano praticamente già venduta, ma io feci di tutto per ottenerla. È stato amore a prima vista”.

All’ingresso un lungo corridoio centrale, dilatato dal riflesso prodotto dai pavimenti in travertino chiaro, collega i saloni e gli spazi comuni della zona giorno. Il più originale è il salone della caccia dove sono esibiti antichi trofei e pezzi d’epoca e dove trovano collocazione alcuni degli arredi provenienti dalle numerose residenze di famiglia, tra cui il castello di Münchhausen. Il tema della caccia è evocato anche nello splendido affresco sul soffitto e lo ritroviamo anche nei cuscini del divano. Nella sala da pranzo, invece, dominano un grande tavolo imperiale e un pianoforte di famiglia per le serate musicali organizzate dai padroni di casa.

Quella per gli arredi esotici è una vera passione per la decoratrice. Ne sono una dimostrazione l’armadio rivestito in madreperla con decoro di roselline e le sedie indiane intarsiate bicolore, bianco e nero, utilizzate per creare un intimo ed elegante angolo colazione sul terrazzo della zona notte. “Sono andata quattro volte in India”, spiega Astrid Schiller Wirth, “e sono sempre tornata con qualche oggetto d’arredo”.

Al primo piano il corridoio fa da filo conduttore, dove Wirth ha deciso di togliere tutte le porte, nella ricerca della massima fluidità tra i diversi ambienti. Più moderna, la zona notte, divisa tra i due piani superiori, è una combinazione di classico-contemporaneo ed oggetti in stile vintage. I letti sono realizzati su misura da due artigiani tappezzieri di Roma, Enzo Pavoni e Marco Gigli. Per tutte le stanze è stato utilizzato parquet in rovere testa di moro. “È uno stile intramontabile”, spiega l’autrice, “un classico di grande attualità”.

Anche gli stucchi e le colonne sono opera sua: “Il soffitto era in mattoni e non ci piaceva, allora abbiamo deciso di creare dei controsoffitti”. E all’esterno, un parco di 23 ettari, con 500 alberi di ulivo, da cui si ricava olio biologico, abbraccia l’intera proprietà, con al centro la bellissima piscina. Il giardino è allestito per ospitare eleganti pranzi e cene o dolci momenti di relax.

Di Claudia Capperucci